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Intervista a Marco Pentagoni, il nostro collega con l’obiettivo cinque cerchi

Lo sport in fondo è questo: superare i propri limiti. E sono molte le analogie tra un’azienda e una squadra. Senso di appartenenza, il talento di ognuno messo a disposizione di un collettivo, vincere le sfide che si presentano e poi passare ad un nuovo obiettivo.

Dall’agosto 2021 in ManHandWork abbiamo un collega che conosce molto bene queste dinamiche e che, quanto a sfide, ostacoli e sogni, ha molto da raccontare e insegnarci. Stiamo parlando di Marco Pentagoni, lavoratore presso il nostro cliente Maxidì e nazionale paralimpico.

Una certa Bebe Vio, campionessa planetaria, l’ha descritto così: “Ha le palle. È uno che se vuole prendere una cosa, fa di tutto per prenderla”.

La vita di Marco cambia nove anni fa, quando cade da un tetto e si ferisce gravemente. Rischia di morire e per salvargli la vita i medici sono costretti ad amputargli la gamba destra sopra il ginocchio.

“Quando ho subìto l’incidente è venuta a parlarmi Bebe Vio – ricorda oggi Marco -, raccontandomi della possibilità di fare sport anche di alto livello. La mia prima gamba per correre me l’ha data proprio la sua associazione ‘art4sport’. Li mi hanno fatto vedere dei video di atleti che correvano con la mia stessa amputazione e ho subito pensato: voglio correre anch’io come loro”.

Per Marco si apre un nuovo mondo: “Prima non avevo mai pensato di fare atletica, poi mi sono innamorato di questa disciplina e della specialità del salto in lungo”. Anche se lo sport ha sempre fatto parte della sua vita: “Sono sempre stato un grande appassionato di tutti gli sport. Il primo amore è stato l’hockey su rotelle. Mi piacciono tantissimo anche tennis, calcio, ciclismo e la boxe. Il mio idolo infatti è sempre stato Muhammad Ali”.

Con la sua allenatrice Angela Clementelli, Marco ha raggiunto in pochi anni livelli altissimi, arrivando non lontano dalla qualificazione ai Giochi di Tokyo: “I momenti più belli? Beh, le vittorie e le medaglie vinte. Ricordo il bronzo agli Europei di Berlino nel 2018, quando ho migliorato di oltre 60 centimetri il mio personale. L’anno dopo poi sono stato il primo italiano a superare i 6 metri e nel 2021, dopo un’annata precedente molto complicata, ho ottenuto il quarto posto agli Europei in Polonia. Ma sono straordinari soprattutto i ricordi legati alle trasferte, a visitare città nuove e a vivere tutte queste esperienze con i miei compagni di nazionale”.

Nel suo futuro potrebbe esserci Parigi 2024, di sicuro ci sarà ancora lo sport: “Ora sto recuperando da un infortunio, quindi, finché non sarò al 100% ho deciso di fermarmi. Il salto in lungo è uno disciplina che ha un impatto molto forte sul mio fisico; quindi, devo capire cosa fare in futuro. Magari potrei dedicarmi a un’altra disciplina”.

Sempre con il sorriso sul volto, sempre con la consapevolezza di poter raggiungere con impegno e sacrifici qualsiasi traguardo. Perché come ha detto una volta “dopo il buio c’è sempre la luce e lo sport ti può davvero colorare la vita”.